Gianfranco Locci ci ha ospitato nella sua Beachcomber Pizzeria a Malahide, poco distante da Dublino. Per noi di Irlandiani, che cerchiamo sempre di parlare del lavoro comunitario italiano qui in Irlanda, è stato un bell’incontro per poter parlare della storia personale di Gianfranco, di quanto è cambiata la comunità italiana e di come sia importante creare un legame tra le attività commerciali che fanno della bandiera tricolore un simbolo di qualità e reale tradizione italiana. Gianfranco, prima di arrivare in Irlanda sappiamo che ha viaggiato molto e lavorato duramente per raggiungere degli standard elevati. Lei ha vissuto per moltissimi anni ai Caraibi per poi approdare su quest’isola. Com’è stato il suo impatto con l’Irlanda e perché ha scelto di venire qui?
“Mi hanno invogliato dall’Italia. Appena sono arrivato ho lavorato in un ristorante ma poi per diversi motivi ho preferito andarmene. Ho lavorato anche in altri posti ma ho sempre cambiato perché ci sono pochissimi professionisti qui. Quindi ho preferito lasciare molti lavori fino ad arrivare ad 8 diverse occupazioni in un solo anno. Adesso è un record perché è 1 anno e 4 mesi che sono qui al Beachcomber, ma è anche vero che questo posto è mio ed almeno non uso cibo scaduto o finto italiano come la pasta ‘Roma’ “.
Con la celtic tiger era tutto differente, ora cosa è cambiato con l’enorme crisi economica irlandese? “I cambiamenti sono molti. Siamo in una giungla del prezzo. Con il calo del business da tutte le parti tutti cercano di ammazzarsi l’uno con l’altro. Noi abbiamo mantenuto i nostri prezzi. La pasta costa 8 o 9 euro, poco meno del ristorante. Non posso a meno perché altrimenti ci rimetto visto che usiamo un’alta qualità di prodotti. Inoltre la gente che viene qui sa che tipo di qualità abbiamo e viene volentieri a mangiare”.
Esistono due tipo di fare comunità. La comunità positiva, con l’aiuto tra persone e quella che tende alla distruzione. Quanto è importante creare un legame ed una rete tra le attività commerciali gestite da italiani? “Fare comunità è importantissimo. Io quando viene un italiano parlo tantissimo e con gli irlandesi parlo sempre dell’Italia. Io sono uno che taglia immediatamente quando si comincia a parlare male di qualcuno perché non è il giusto modo di fare comunità. Io ho vissuto ai Caraibi per tantissimo tempo ed i contatti sono rimasti buoni anche a 13.000 chilometri da là. E questa è una prova di cosa sia la buona comunità. Lì c’era una buona comunicazione che è quello che qui manca in questo business in Irlanda. E ci vuole anche molta cooperazione. Noi in questa zona facciamo in modo di aiutarci. Non ci facciamo le scarpe a vicenda, ognuno con la sua qualità, perché infine è il cliente che deve scegliere e capire cosa vuole”.
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