 Aereo della compagnia Ryanair all'aereoporto di Dublino Mentre Alitalia si scava la fossa, Ryanair lancia la sfida a AerLingus annunciando nuove conquiste DUBLINO - Questo potrebbe avere ripercussioni anche sul traffico aereo con l'Italia. Vorrebbe dire aumento del traffico con la nostra penisola. Proprio adesso che l'Alitalia naviga in cattive acque. A febbraio apre la rotta Alghero- Nottingham e Milano orio al Serio- Nottingham. «No, non abbiamo nessuna intenzione di andare ad operare sul business del lungo raggio. Vogliamo solo proseguire nel nostro obiettivo: raddoppiare i voli sul mercato del medio raggio in Europa entro in prossimi cinque anni.
 Michael O'Leary amministratore delegato di Ryanair Tuttavia c’è l’opportunità di investire in una compagnia aerea che opera nel nostro stesso mercato locale, che noi conosciamo bene e che non costa troppo di base. Potrebbe essere che sia Aer Lingus che voglia continuare ad operare nel lungo raggio. Nel qual caso supporteremo la sua strategia». Sempre ironico Michael O’Leary, Ceo della Ryanair, il gigante dei voli low cost, anche nel corso della conference call di venerdi 5 ottobre nel corso della quale ha annunciato l’Opa sulla compagnia irlandese Aer Lingus per 1,48 miliardi di dollari. Non ha bisogno di delineare grandi strategie per il futuro, di annunciare nuovi business, come usano alcune compagnie, che partono col turbo, come ha fatto l’italiana Eurofly, e poi si afflosciano alla prova del mercato. Lui fa, e poi incassa. come l’"add", aggiungi, con cui l’hanno premiato i rating di alcuni analisti. Nega, ma sono anni che sta seriamente meditando allo sbarco nel business del lungo raggio. Il mercato è maturo e l’occasione, l’acquisto del 19,2 per cento della Aer Lingus sembra il trampolino migliore da cui effettuare il grande salto. Perché di questo si tratta, un cambiamento epocale destinato a rivoluzionare profondamente il mercato. Il modello di business delle low cost inventato oltre trenta anni fa dall’americana Southwest e importato in Europa dallo stesso O’Leary si basa proprio sui collegamenti diretti a corto e medio raggio tra scali minori. Una formula di successo che ora si trova di fronte a uno scenario profondamente cambiato. I voli internazionali e intercontinentali non avvengono più necessariamente convogliando i passeggeri nei grandi scali di interscambio, come possono essere Atlanta per gli Usa o Parigi, Londra e Francoforte o Roma per l’Europa. Nel corso del tempo si è affermata la formula del volo diretto tra scalo e scalo e, dopo la grande crisi che ha messo in ginocchio i loro bilanci, sono state proprio le compagnie americane a lanciare la formula dei collegamenti pointtopoint tra diversi continenti, collegando tra loro città considerate periferiche, come Venezia o Amburgo. Una rivoluzione che ha avuto le sue ricadute sull’industria aerospaziale, divisa tra la Boeing, che sta puntando tutto su aeromobili più adatti a soddisfare la crescita prevista del puntopunto e Airbus, che invece, con l’A380 è stata finora fautrice dei grandi aeromobili destinati ai grandi scali intercontinentali. Il mercato appare al momento diviso a metà. Ma una cosa è certa: si vola sempre di più e si vuole pagare sempre meno anche per i voli di lungo raggio, dove invece le offerte sono ancora poche. Chi prima arriva si posiziona meglio su questo nuovo business. L’alleanza con Aer Lingus, dicono gli analisti, offre a Ryanair diverse punti di forza. Ryanair, per esempio, può contribuire a far diminuire notevolmente i costi di Aer Lingus, introducendo la metodologia dei business cosiddetti ancillari, ovvero far pagare il superfluo e utilizzare i voli per vendere di tutto, dai panini ai biglietti del treno o del pullman per andare dall’aeroporto al centro della città. Ora, ha promesso Michael O’Leary, doterà tutta la flotta di accessi a Internet. Proprio nel momento in cui i grandi carrier, che pure avevano sperimentato con successo il servizio in passato, stentano a introdurlo. Scambiare email e navigare in Rete è un’attività, dicono le analisi, particolarmente richiesta sulle lunghe tratte. Un altro segnale che il big dei voli discount guarda al ricco mercato dei voli con gli Usa, dove Aer Lingus è ben posizionata. Il governo irlandese, che possiede il 28,3% di Aer Lingus e gli stessi vertici della compagnia, per voce del presidente John Sharman hanno rifiutato l’offerta. Ma l’alleanza consentirebbe ai due vettori di arrivare a 50 milioni di passeggeri l’anno, e di poter competere con big del calibro della British Airways e il suo partner Iberia, che insieme arrivano a 63. Sarebbe, secondo i dati di Bloomberg, la più grande transazione tra compagnie aeree degli ultimi 12 mesi. Un esempio che Alitalia dovrebbe seguire. |