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Perchè dobbiamo preoccuparci del referendum |
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Scritto da Donato Altobelli
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 La guida al referendum distribuita dal Governo Irlandese Il referendum sul Trattato di Lisbona luogo il prossimo 2 ottobre è sicuramente il più importante evento di politica internazionale che avviene in questo paese dai tempi dell’indipendenza, e per rendersene conto bisogna ponderare le conseguenze che la vittoria del no potrebbe avere. I circa quattro milioni di elettori irlandesi sono chiamati a decidere sulle sorti stesse dell’Europa: un loro no provocherebbe quasi sicuramente una marcia indietro della Polonia e della Repubblica Ceca, i cui presidenti ancora non hanno ratificato il Trattato. Ma gli effetti andrebbero ponderati sul lungo termine. Il Trattato di Lisbona ha due principali funzioni: quello di rendere più agevole il meccanismo decisionale europeo, reso obsoleto dall’allargamento, e quello di gettare le basi per una politica estera più coordinata. Non esiste un piano B, ne può esistere per il momento, il respingimento di questo trattato porterebbe ad una situazione di stallo, di durata inimmaginabile, con conseguente frenata del processo di inclusione degli Stati dei Balcani: il che con la ferita del Kosovo aperta, la Serbia in fermento, gli attriti tra la Slovenia e la Croazia, la crisi economica incombente e soprattutto l’instabilità della Bosnia, costituisce l’unico progetto duraturo di stabilità nella regione. I problemi più gravi sono però quelli attualmente proposti dagli scenari medio orientali. L’Europa , la pace e la stabilità che la caratterizzano, sono un fatto nuovo nella storia che purtroppo le nuove generazioni tendono a dare troppo per scontato. Senza una volontà di costruire un’Europa politica, nulla ci può assicurare che nell’arco di decenni tutto ciò possa finire. La crisi in Iraq e quella in Georgia hanno già mostrato come l’armonia economica non significa armonia politica. La nuova crisi, quella dell’Iran, rischia di aprire scenari molto più tragici: che Israele stia progettando di bombardare il vicino persiano è ormai il segreto di pulcinella. Se ciò accadesse, e Israele riuscisse nel suo intento di destabilizzarne il regime, ciò porterebbe ad una crisi in tutta la regione, coinvolgendo probabilmente il già debole Pakistan, una potenza nucleare in conflitto perenne con un'altra potenza nucleare, l’India. La posizione Russa a favore dell’Iran va data per sicura, mentre la posizione Americana rischia di esser più sfumata, e di venir meno al suo ruolo di guida. Se si arrivasse un conflitto del genere, qualsiasi ne siano le conseguenza, sarebbe la morte politica dell’Europa: che la Germania sia più vicina che mai alla Russia per motivi economici e geopolitici è ormai un dato acquisito, mentre i rapporti tra quest’ultima e la Gran Bretagna sono ormai ai minimi storici dalla Guerra fredda, per non parlare delle pessime relazioni anglo-iraniane. La posizione dell’Italia ricalcherebbe probabilmente quella della guerra in Iraq, quella della Francia forse sarebbe meno scontata, ma comunque ognuno all’interno dell’Unione perseguirebbe una politica estera autonoma e opposta a quello degli altri paesi. Il Trattato di Lisbona non potrebbe esser la soluzione a questi problemi, ma il primo passo verso una maggiore armonia politica. Se venisse bocciato, e sopravvenisse una crisi prima che si trovi un’alternativa, la fine dell’Unione Europea potrebbe divenire qualcosa di più di una remota speculazione geostrategica.
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