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Rai International: il parere degli eletti all'estero PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Neri   

Il deputato ulivista Franco Narducci eletto in Irlanda (foto).
Il deputato ulivista Franco Narducci eletto in Irlanda (foto).
Cade il Governo e Rai International trasmette il varietà. Basterebbe questo per dare ragione ai tanti Italiani all’estero insoddisfatti della gestione Badaloni. Ma cosa ne pensano i parlamentari da loro eletti? Bipartisan il giudizio dell’onorevole forzista Guglielmo Picchi: “Rai International non funziona da tanti anni. Anche con il governo Berlusconi non era stata all'altezza, ma allora era un problema di risorse. Quando i soldi sono arrivati, con la vittoria del centrosinistra e con l’era Badaloni, si sperava ci sarebbe stato un salto di qualità, che però non è arrivato. Evidentemente le risorse non sono state investite bene. E’ inutile ad esempio – argomenta l’azzurro – sprecare soldi per far vedere Rai International in Europa, perché gli Italiani nel Vecchio continente possono gratuitamente, con un canale free to air, vedere RaiUno, RaiDue e RaiTre. E’ ‘accanimento terapeutico’ somministrare loro anche Rai International”, conclude ironizzando. Niente ironia per Salvatore Ferrigno, altro deputato di Forza Italia: “All’estero ci sono veri e propri comitati di protesta contro Badaloni, perché il governo appena caduto ha dato esempio di cosa sia la vera lottizzazione a tutti i livelli e di come si siano ridotti al minimo gli spazi per la democrazia nel nostro Paese”. Di diverso parere un altro onorevole forzista, Massimo Romagnoli: “Nel bene e nel male Rai International è l’unica tv che parla delle problematiche degli Italiani all’esteri. A noi serve che se ne parli anche in Europa. E poi – dice in controtendenza con i colleghi – non si può nascondere che la gestione Badaloni sia migliore. Anziché criticare bisognerebbe conoscere i meccanismi della televisione: non si può giudicare una programmazione senza tenere conto delle esigenze di palinsesto, pubblicità, tempi...”. Chi questi meccanismi li conosce, in quanto membro della Commissione di Vigilanza Rai, è il senatore Claudio Micheloni, eletto con l’Unione. E anche lui è critico sulla direzione Badaloni: “All’interno della Commissione di Vigilanza Rai ho più volte richiamato l’attenzione della Commissione sull’importanza di Rai International per l’Italia, non solo per gli italiani residenti all’estero. Ho anche sollecitato la creazione di una sottocommissione permanente che seguisse da vicino le attività di Rai International. Purtroppo, le vicende della Rai in Italia hanno come sempre fatto passare in secondo piano i temi relativi agli italiani all’estero. La nomina del direttore Badaloni – racconta con rammarico – e i progetti da lui presentati sia alla Commissione di Vigilanza che alle rappresentanze degli italiani all’estero avevano suscitato notevoli speranze. Debbo però constatare – conclude – che i risultati sono insoddisfacenti sotto molti punti di vista. Con la caduta di questa legislatura è tutto da rifare”. Tutto da rifare anche per il deputato ulivista, Franco Narducci: “Bisogna innanzitutto rivedere l’aspetto tecnico: in tante zone neppure si riesce a ricevere Rai International. In un mondo in cui l’informazione è qualcosa di centrale questo diventa un deficit per l’intero Paese. Da politico ho seguito tutti i dibattiti sul tema che si sono seguiti negli anni e mi pare che lo stato dell’arte sia fermo: né con il centrosinistra, né con il centrodestra si è arrivati all’indipendenza, caratteristica fondamentale per una televisione moderna. Sulla programmazione, poi, non posso esprimermi, perché io Rai International non la guardo”. E sognano di poterlo fare anche i tanti connazionali che, esasperati dai palinsesti che vengono loro propinati, vorrebbero dare disdetta e risparmiarsi quantomeno il canone. Una tassa invisa che non evita, tra l’altro, l’affollamento pubblicitario. Tanto che non molto tempo fa Antonella Rebuzzi, senatrice di Forza Italia eletta all’estero, chiedeva di seguire il “modello Sarkozy”, quando il premier francese auspicava l’avvento di una tv pubblica senza pubblicità. “Il sacrosanto dovere della Rai, e ancora di più di Rai International, è di ‘fare cultura’ e di indicare modelli migliori, senza rincorrere l’audience e il target medio basso per incalzare le tv commerciali. Dunque il pagamento del canone dovrebbe affrancarci dai programmi di qualità mediocre e condizionamento partitico. Perché – chiosava la Rebuzzi – quella risorsa preziosa che è Rai International possa uscire dal torpore cui sembra destinata, adottiamo conduttori e programmi che offrano esempi dell’italianità più illustre”. Insomma, Rai International: anche per gli eletti all'estero, è tutto da rifare.





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