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Referendum in Irlanda: il postino recapita a tutti la Treaty Lisbon Guide. PDF Stampa E-mail
Scritto da maria maddalena d'urso   
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Bandiera Europea
E’ iniziata, da poco,  l’ennesima campagna referendaria per il Trattato di Lisbona e desta già molto scalpore nel paese e nel resto d’Europa.
Una consultazione popolare per l’accettazione o meno della riforma europea era già avvenuta nel  giugno del 2008, ed aveva portato con se oltre che  un secco “no” del popolo molto rumore.
Le ragioni del “no” sono numerose e controverse; a intervistare i cittadini irlandesi sulla questione ci ha pensato l’istituto di ricerca The Gallup Organization, che ha rilevato che tra le ragioni del no al primo posto, con un sostanziale 30%, c’è la mancanza di informazioni sull’argomento.
 E’ per ovviare a questo  problema che, probabilmente, il governo del primo ministro Cowen ha inviato a tutti i cittadini una piccola ma chiara guida sul trattato di Lisbona.
Contrari al trattato di Lisbona sono stati soprattutto  i giovani, che adducono alle ragioni del no: il timore di vedere minata la sovranità e l’indipendenza dei piccoli stati come l’Irlanda.
Una piccola percentuale, invece, è contraria al modo in cui sono trattati temi come omosessualità, aborto e eutanasia dalla Carta dei diritti fondamentali, che verrebbe introdotta in tutta Europa se il Trattato di Lisbona venisse ratificato da tutti i paesi membri.
Per l’attuale governo irlandese un “no” o una bassa partecipazione, significherebbero un’ ennesima dimostrazione del fatto che il popolo irlandese non ha fiducia nei suoi politici e in particolare nei confronti di chi è al governo in questo momento.
Il primo ministro ci ha tenuto a sottolineare che l’Europa ha aiutato tantissimo l’Irlanda in questo momento di crisi economica, infatti, pur contribuendo solo al 1% del prodotto interno lordo europeo, l’Irlanda ha ottenuto il 15% degli aiuti stanziati dall’Unione per uscire dalla recessione.
Il “si”oltre a dimostrare che la campagna di sensibilizzazione ha funzionato e che il popolo confida ancora nei suoi politici e nelle istituzioni europee, garantirebbe all’Irlanda un forte sostegno economico e istituzionale per tirarsi fuori dalla brutta situazione economica in cui versa.
Dall’altro lato significa perdere una parte della propria sovranità , che per quanto riguarda quest’isola significa toccare nervi scoperti come il sistema fiscale e la questione dell’aborto.
Se il trattato venisse ratificato l’Irlanda dovrebbe standardizzare il proprio sistema tributario ai parametri europei e ammorbidirsi su una questione come l’aborto.
Se la risposta sarà affermativa, il che non è per nulla scontato, resta da capire cosa si nasconde dietro questo “si”: se la voglia di aprire le porte all’Europa o semplicemente un ragionamento opportunistico dettato dal bisogno di un sostegno economico da parte del generoso vecchio continente.




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Ultimo aggiornamento ( martedì 08 settembre 2009 )
 
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