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 L'Irlanda viene considerato un paese con una sanita' disastrosa. E' luogo comune considerare l'irlanda un paese dove la sanita' non funziona, pero' non sempre questo corrisponde al vero.
Martedi' 2 ottobre 2007, un giorno come gli altri per andare a lavorare. Pero' stamattina continuo a sentire un dolore molto fastidioso che sopporto da 3 giorni.Il fastidio e' in una zona molto delicata del corpo, imbarazza un po' parlarne. Mi era gia' capitato una volta in Italia, si era risolto naturalmente e velocemente per fortuna. Questa volta non passa, non da' segni di miglioramento e mi preoccupa un po'. Dovrei andare dal dottore o meglio in un ospedale, ma la sanita' irlandese non e' considerata affidabile. D'altronde e' abbastanza urgente, non posso aspettare di andare in Italia come molti fanno. Decido di chiamare sick al lavoro e di chiamare una clinica qualsiasi in Aungier St in centro dove mi faccio prenotare una visita alle 10,30 di mattina. La clinica si chiama semplicemente Aungier Street Clinic. Dopo 10-15 minuti d'attesa in cui la segretaria mi spiega come fare per chiedere un rimborso per il costo della visita (50 euro), entro dal dottore ansioso. Il dottore Hossein e' molto cordiale, gli spiego il problema e lui mi visita. E' perplesso, ha capito perfettamente il problema, ma sa di non poterlo risolvere. Dice che ho aspettato troppo tempo, 3 lunghi giorni, e che potrebbe essere necessaria un'operazione chirurgica in un ospedale. A quel punto la preoccupazione diventa paura: un operazione chirurgica in un paese considerato deficitario nella sanita'! Il dottore mi rassicura, scrive una lettera da consegnare e mi chiama un taxi con direzione St James Hospital a Kilmainham, Dublin 8. Mi spiega tuttavia che non dovro' sostenere altre spese visto la VHI card che posseggo, la quale viene fornita in molte aziende multinazionali nella capitale irlandese. Mentre sono nel taxi penso alle famose code infinite di cui si parla negli ospedali di Dublino. Arrivo all'Emergency Dept dell'ospedale (pronto soccorso) e mi dirigo verso lo sportello. Ci sono una decina di persone in attesa, nessuno sembra particolarmente scocciato. Mi viene chiesto di compilare un prestampato dove inserisco i miei dati. Mi siedo, e immagino gia' di dover attendere almeno 2 o 3 ore se mi va bene come tante volte mi e' stato raccontato. Invece sorpresa! Non faccio neanche in tempo a sedermi che un'ínfermiera pronuncia il mio nome in maniera imprecisa, ma comprensibile e mi fa entrare. Mi fa qualche domanda veloce, poi chiama un infermiere dai tratti orientali di nome Romeo che mi spiega dove devo andare in attesa dell'arrivo di un dottore. Dopo qualche secondo arriva un dottore di nome Joe che mi fa sedere nel lettino e mi dice piu' o meno quello che mi aveva detto il dottor Hossein. Prima dell'operazione bisogna tentare di risolvere manualmente perche' un'operazione comporta sempre un margine di rischio. Mi spiega precisamente cosa sta per fare e mi dice che applicherá un'anestesia locale per questo tentativo. Dopo 10 minuti pieni di ansia piu' che di dolore il tentativo sembra andare bene e mi viene applicato del ghiaccio nel punto dolorante. Joe mi spiega che la situazione sembra rassicurante, ma bisogna attendere qualche minuto per vedere la reazione del mio corpo. Dopo una ventina di minuti viene il dottor kelly che mi dice che posso andare a casa perche' non c'e' bisogno di alcuna operazione. Prima di lasciarmi andare mi rimprovera in maniera paterna per non essere venuto prima a farmi visitare e mi invita a farlo in futuro ogni volta che lo riterro' necessario direttamente senza neanche passare dal dottore. Mi dice cosa fare per prevenire questi problemi e mi saluta con cordialita'. Vorrei ringraziare Joe perche' mi ha liberato da un incubo, ma lui e' impegnato e mi limito a salutarlo. In meno un'ora il mio problema e'stato risolto e io con le mie ansie ho rischiato di aggravare la situazione in questi 3 lunghi giorni. La prossima volta andro' direttamente in ospedale perche' ho imparato la lezione. Oggi ho avuto una dimostrazione di sanitá efficiente.
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