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Se vince il no l'Italia rischia il posto nella Commissione Europea PDF Stampa E-mail
Scritto da Donato Altobelli   
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Il referendum del 2 ottobre si avvicina, e con esso il rischio di un altro duro colpo all’Unione Europea, e all’Italia, con conseguenze per il nostro Paese molto più immediate di quanto generalmente si credi. Infatti, se rimanesse in vigore il Trattato di Nizza, ora vigente, la prossima Commissione, in fase di nomina, non comprenderebbe più un membro per ogni paese, ma ne dovrebbero essere tagliati dieci. La proposta, ancora non ufficiale, dello staff giuridico del Consiglio Europeo, sarebbe quella di escludere gli Stati cui spetta la presidenza semestrale della Ue nei prossimi cinque anni. Guarda caso, all’Italia spetta proprio per ultima nel 2014, e restano fuori dal conto Germania, Francia e Regno Unito, gli altri tre Stati che contribuiscono di più, parimenti all’Italia, al budget dell’Unione. Si tratterebbe di uno scacco diplomatico senza precedenti, probabile conseguenza dell’isolamento che deriva in gran parte dalle polemiche masochiste che caratterizzano sempre di più la vita politica italiana.
La Commissione Europea è l’organo più importante dell’Unione, da essa vengono le proposte legislative che il Parlamento solo raramente riesce a scalfire a causa del loro tecnicismo, e al giorno d’oggi la gran maggioranza della produzione giuridica, anche all’interno del nostro Paese, proviene proprio da questo organismo. I Commissari sono formalmente estranei ai loro Stati di appartenenza, ma esser fuori dalla Commissione significa in senso proprio non contare nulla. Speriamo solo che l’Irlanda ce la mandi buona.




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Ultimo aggiornamento ( lunedì 21 settembre 2009 )
 
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