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“Tourette’s Painting” di Dana Schutz alla Hyde Gallery PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Foscolo   

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La collezione di Dana Schutz “Tourette’s Painting” esposta all’Hyde Gallery appare ad un primo sguardo una composizione dai toni allegri, ma ad un occhio attento non sfugge la presenza di un lato oscuro. I quadri dell’artista si
caratterizzano per l’uso di colori brillanti e motivi fantasiosi che richiamano alla mente i tipici disegni dei fumetti, ma spesso c’è una sorta di elemento di disturbo all’interno del frame.

In Poke, un uomo viene colpito all’occhio, come avverrebbe in una scena in slow motion; Shaking, Cooking, Peeing sembra quasi una replica di un programma di cucina in cui si ricerca un’immagine personale di perfezione domestica. Ma sembra che gli alimentari non siano l’unica cosa a finire sotto la lama della donna.

Il tema della violenza ricorre spesso nella collezione di Schutz. Per una serie di dipinti, esposti con il nome di Self-Eaters and the People Who Love Them, l’artista immagina un gruppo di persone che letteralmente consumano se stessi. C’è una metafora dietro tutto questo, probabilmente riguarda i comportamenti autolesionistici che esistono in ogni uomo, rappresentati dettagliatamente attraverso questi individui che letteralmente divorano se stessi.

La scelta di scendere nei dettagli ricorre in tutti i suoi lavori e ciò che stupisce è l’uso virtuoso che l’artista riesce a farne.
La tesi sottostante è che se l’artista può pensa una cosa può anche dipingerla su tela.  Lo sfortunato trio di azioni presente in Shaking, Cooking, Peeing si ripete Swimming, Smoking, Crying. L’ultimo è più divertente e genuinamente triste: un’enorme testa sommersa per metà nell’acqua, sigaretta tra le labbra, lacrime che rigano il volto come delle piccole braccia che accarezzano il volto.

L’artista ha deciso di intitolare la collezione Tourette’s Paintings in quanto le idee per i dipinti sono nate per caso nella sua mente. Dana Schutz nasce nel 1976 e cresce alla periferia di Detroit e ha iniziato a dipingere durante l’adolescenza. Attualmente vive a New York dove riscuote grande successo e molte delle sue collezioni sono esposte all’interno di gallerie internazionali.  

Una delle sue prime collezioni riguardavano un personaggio di fantasia, Frank, che dovrebbe rappresentare l’ultimo uomo rimasto sulla terra; un’altra altrettanto bella riguarda il tema delle vertigini. Molti dei suoi quadri sono alla stregua di “esperimenti pensati”. In alcune interviste da lei rilasciate, l’artista ha spiegato il perché di questa espressione, definendosi più che una pittrice concettuale una pittrice che ritrae concetti inusuali.

L’artista cerca di governare questo strano mondo di fantasia come una dea capricciosa, controllando e mutilando le sue stesse creature con una sorta di “crudeltà spensierata” come l’ha definita qualche critico. Questo atteggiamento caratterizza molti artisti, scrittori e creativi in generale, esattamente come loro la Schutz rivela nei suoi quadri la sua vena spietata. I colori brillanti e le fantasie audaci non nascondono questo lato semmai lo accentuano.

Nel lontano 1960 il pittore americano Philip Guston ha abbandonato la pittura astratta e ha iniziato a dipingere soggetti complicati e sgraziati, simili a personaggi dei cartoni animati, per aiutare la rinascita dell’arte figurativa durante la seconda metà degli anni 70. Non è difficile immaginarlo come il predecessore della Schutz, sebbene l’uso di colori carichi e le storie fantasiose di quest’ultima potrebbero allontanare i due artisti.

La sua figura è stata associata anche ai pittori simbolisti del tardo 800 come Gaugin, non a caso l’artista usa una vasta gamma di riferimenti storici all’interno delle sue opere.

L'esposizione della Shultz resterà aperta al pubblico fino al 15 settembre.





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Ultimo aggiornamento ( martedì 10 agosto 2010 )
 
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