 Staff del ristorante Botticelli di Malahide (foto). Dublino città dalle mille risorse e dal lavoro facile e ben retribuito. I Ristoranti “Botticelli” in Temple Bar e Malahide sono la prova esistente di quanto dinamico sia il mercato in Irlanda. A partire dall’attuale direttore, Dario Addabbo, le storie delle persone che lavorano qui possono sicuramente essere di conforto a chi cerca lavoro all’estero. Dario, italiano, si laurea in Business Administration e lavora per un po’ di tempo nell’area manager di una ditta tedesca di chimica e perfino come cameriere alla Disney in America. Due anni fa, stanco dell’Italia e dei suoi meccanismi estremamente burocratici, decide di fare un’esperienza all’estero e, memore di un bel capodanno in Irlanda, fa di nuovo le valigie per la bella isola verde. “L’Italia non offre molto ormai, così ho mollato tutto e sono partito. Certo, ci vuole spirito di avventura, ma poi ne vale la pena. Qui c’è un confronto meraviglioso con altre culture, altri popoli e poi c’è la possibilità di fare e di muoversi. Il mercato è dinamico e soprattutto meritocratico” mi spiega Dario e continua “Pensa che dopo 5 mesi dalla mia partenza mi ha raggiunto anche mio fratello Ivano. Lui fa lo chef e ha girato tantissimo; Djerba, Zanzibar, Spagna…Insomma, appena arrivato porta il suo curriculum in diversi locali e nel giro di mezz’ora è assunto”. Piero Cossi, proprietario del Botticelli, lo vuole nella propria squadra per arricchire i piatti della tradizione italiana da far assaggiare all’estero. “Io poi, dopo i primi mesi in un call centre, ho trovato un impiego presso la compagnia di eBay” dice Dario. La svolta definitiva, però, accade poco tempo fa. Al Botticelli di Malahide si libera il posto di direttore e Cossi sceglie Dario. Il suo inglese e gli studi fatti sono perfetti. Così, da 3 settimane i fratelli Addabbo sono riuniti sotto lo stesso tetto in legno del ristorante Botticelli; uno come chef e l’altro come direttore. Il locale è davvero raffinato e dalla cucina provengono profumini invitanti. Chiedo se sia possibile parlare con Ivano , il fratello chef e in un attimo, dalla porta, compare un ragazzo con capellino e grembiule che mi inizia ad elencare i piatti tipici, quelli più prelibati e ricercati. “Allora…io mi occupo dei primi. Tanto per farti capire cosa c’è in menu ti posso dire tortino di pecorino, agnolotti alla piemontese, paccheri alla pescatrice, linguine gamberi e zafferano…” Lo devo interrompere perché la lista è sterminata e mi sta venendo fame. “La nostra è cucina italiana vera, contemporanea. Alcuni clienti sostengono che nemmeno in Italia mangiano come qui e questo è motivo di soddisfazione. Certo, poi c’è anche il cliente che si lamenta e al quale non piacciono i nostri piatti, ma anche questo serve per migliorare. Siamo umani”. A ruota libera seguendo le orme di questi piccoli successi personali, viene la storia di una cameriera del posto, Linda Arcieri. “Da quanto tempo lavori qui?” le chiedo. “Un anno e sono arrivata qui un anno mezzo fa. I primi tempi non parlavo proprio l’inglese, ora l’ho imparato bene. Ci vuole spirito d’adattamento perché a volte non è facile, ma poi ci si trova bene”. “Qualche episodio curioso capitato qui al Botticelli?”. “Ma, non saprei. D’estate è capitato che alcune signore andassero in agitazione per dei moscerini in cortile. Oppure quando avevamo l’entrata di vetro succedeva che a volte i clienti non si accorgevano della porta…non ti dico le testate!!! Poi qui è frequentato da gente posh, il Primo Ministro Bernie, l’Ambasciatore italiano Savoia, Ronan Keating dei Westlife…”. Qui interviene il direttore e mi spiega che il cantante ha saldato un conto direttamente dall’Australia, “Si trattava di una bottiglia di champagne offerta alla moglie per il compleanno”. Staff cucina (foto). “A proposito di bottiglie”, mi spiega Linda “Una volta delle clienti irlandesi che si erano affezionate mi hanno regalato una bottiglia di Chianti, raccomandandomi di assaggiarla”. Mi viene da sorridere, sto ancora immaginando la scena quando dalla cucina esce un ragazzo rasato. “Nome e cognome”, chiedo per intervistarlo. Lui fa subito uno sguardo strano e mi chiede “Perché? Posso sapere chi sei prima?”. Ci mettiamo tutti a ridere e il direttore interviene “Si è spaventato, forse pensava venissero ad arrestarlo”. Gli spiego chi sono e si tranquillizza. Quindi mi dice “Vittorio Edoardo Mario Arfinengo” e mentre si presenta tira su le maniche del grembiule da cuoco e vedo un tatuaggio particolare. Si tratta di Arsenico Lupin. Il ladro più simpatico del mondo dei cartoni animati occhieggia dal braccio di Vittorio. “Io sono un altro chef e mi occupo dei secondi”, prosegue “Qui ho un buon rapporto con tutti. Anche con il nuovo direttore; il nostro Cicciobello o orsetto Winnie De Pooh”. Vittorio è proprio simpatico e l’atmosfera piacevole; man mano che ascolto parlare i diversi componenti dello staff, si forma mentalmente il quadro che compone il loro gruppo, la loro amicizia. Poi è il turno di Antonio Corina. “Sono qui in Irlanda da due mesi e lavoro da due mesi”. Fantastico, penso. “Ma com’era il tuo livello di inglese? E quanto credi che possa contare la conoscenza della lingua per fare il cameriere come te?”, chiedo. “Il mio inglese era già buono e penso sia importante sapersi destreggiare con una lingua. Soprattutto per un tipo di lavoro come questo in cui devi essere bravo a vendere il tuo territorio. I ristoranti italiani all’estero sono una vetrina, un modo per far conoscere anche le proprie origini, la tradizione, la mentalità. E per presentarsi al meglio bisogna essere in grado di tradurre bene e farsi capire”. “E i clienti? Più italiani o stranieri? E cosa cercano gli stranieri?”. “I clienti sono più stranieri e cercano l’autenticità; l’Italia vera e propria, il Paese amato da tutti per cibo, clima, cultura”. Poi arriva Sergio Sampedro. “Dal cognome non sembreresti italiano tu…”. “No, infatti è il nostro Zorro lui”, interviene il direttore. “Vengo da Granada. Sono arrivato in Irlanda 4 anni fa e prima sono stato diverso tempo in Estonia e in Russia dove ho fatto il lettore spagnolo”. “Come mai l’Irlanda?”. “Perché c’era un mio amico e poi per imparare bene l’inglese. Alla fine ho imparato anche l’italiano e i clienti ora pensano che sono italiano. Ad alcuni di loro poi, per scherzare, dico di essere spagnolo, ma di non rivelarlo al capo se no mi licenzia”. E il capo, Piero Cossi, sta sorridendo orgoglioso dei suoi ragazzi. Ora è il suo turno e cerco di capire la storia di questo imprenditore e dei suoi famosi ristoranti. “Sono in Irlanda da 25 anni. Mi sono trasferito per motivi di cuore” e sorride “Poi ci sono rimasto perché qui si sta bene. Inizialmente mi occupavo di calzature, poi nel 1986 ho aperto il ‘Pavani’ a Dun Loaghaire, ristorante che ho chiuso dopo 4 anni. Mi sono occupato sempre di scarpe fino al '98. Dieci anni fa ho inaugurato il Botticelli di Temple Bar, una trattoria/pizzeria italiana. Poi cercavo anche un locale con cortile e l’ho trovato a Malahide. Il posto mi è sembrato molto carino e così dall’anno scorso c’è questo ristorante di classe”. “E dell’Irlanda cosa pensa?” chiedo a Cossi. “L’Irlanda era più bella e vivibile qualche anno fa. Ora è troppo americanizzata. Il clima poi non mi è mai piaciuto. Certo, ci si abitua a tutto e come in tutte le cose, bisogna sapersi barcamenare tra situazioni, persone, vantaggi e svantaggi. Il sistema irlandese però è incredibile. Davvero impareggiabile rispetto a quello italiano. C’è più flessibilità e predisposizione a fare le cose, a lasciare iniziativa. E’così che ho deciso di cimentarmi nella ristorazione italiana e sono diventato il signor Botticelli!!””Il signor Botticelli?”, chiedo curiosa. “Si, è successo qualche tempo fa. Un gruppo di clienti americani mi ha chiamato così, pensando che quello fosse il mio cognome”, mi guarda scuotendo la testa e ride. E’ proprio simpatico il loro team e poi quasi tutto italiano. “Avete per caso bisogno di qualche altro giocatore per questa squadra matta?”, mi informo sorridendo. “Qualcuno serve sempre. Tra i ristoranti e le gelaterie…ne ho due in centro. Una a Temple Bar e l’altra nel Quartier Bloom, il distretto italiano in Lower Ormond Quay. Questa è la nostra mail:
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”. Buono a sapersi. Questo ristorante sembra portare fortuna; ha dato lavoro a tante persone in un attimo e forse continuerà a farlo. Ristorante Botticelli di Malahide (foto).
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