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DUBLINO Viaggio tra gli italiani emigrati in Irlanda. Chi sono? Cosa fanno? Dove vanno? Condannano il sistema-Italia, crisi del lavoro e burocrazia. Amano birra, natura e fare le ore piccole. Odiano il clima irlandese e bocciano la cucina celtica. «nascono gli Irlandiani» Il recente boom della tigre celtica ha attirato migliaia di giovani dalla nostra penisola. Nascono gli irlandiani: un mix tra cultura e stile di vita italiana e irlandese. NASCONO GLI IRLANDIANI Nascono gli irlandiani: un mix tra cultura e stile di vita italiana e irlandese. Ma quali sono le ragioni principali della migrazione delle nuove generazioni in Irlanda? Chi sono? Cosa fanno? Dove vanno? Gli «Irlandiani» lo hanno svelato, nell’ambito di un sondaggio condotto su un campione di 150 intervistati.
Primo dato da specificare e' l'eta'dei protagonisti: la maggioranza, il 52%, e' tra il 25 e i 30 anni, segue il 36% tra i 30 e i 35 anni. Gli intervistati tra i 20-25 anni e i 35-40 sono il 6%. Dagli studi si deduce che gli italiani vanno in Irlanda non solo per imparare l'inglese come lo rivela il 42%. La percentuale piu' alta, cioe' il 46%, si trasferisce per motivi di lavoro. Anche se c'e' qualche eccezione. Patrizia Uccheddu, per esempio, sarda 31 anni, impiegata a Dublino presso una societa' di servizi, specializzata nella consulenza e outsourcing per le grandi aziende e le pubbliche amministrazioni. Patrizia in Italia non ha mai lavorato e aggiunge: «non so molto della situazione del lavoro in Italia. Prima vivevo in Belgio e precedentemente in Germania». Solo il 4% e' venuto per vacanza rimanendoci, mentre l'8% si trova qui motivi piu' disparati. La situazione economica e lavorativa e’ messa cosi male? L'80% delle persone non ha dubbi: «va male» e anche il significativo 0% concorda che va bene. In questa direzione Alessandro Galimberti, 28 anni, originario di Milano non ha dubbi: «La crsi attuale e' solo la punta dell'iceberg vedrete fra qualche anno». E il resto cosa dice? Il 13% risponde che va cosi, cosi, il 7% e'indeciso. In quale settore trovano impiego i ragazzi italiani in Irlanda? Il settore di maggiore impiego e' quello dell'Information Technology 41%, segue il telesales con il 28%, la finanza con il 16%, ristorazione 6%, il 3% import-export e un 6% di altre attivita'. Cosa pensano in generale dei propri connazionali di vecchia generazione in terra celtica? Il 52% dichiara di non avere metri sufficienti di valutazione per rispondere, il 24% dichiara che e'aperta, il 12% chiusa. Un rimanenete 12% rispone con un semplice: «Perche' esiste?» Come giudichi i servizi offerti dall'Ambasciata Italiana? Il 57% non lo sa, il 24% dice insufficenti, il 14% esprime varie esperienze, infine il 5% dice di si. Sulla sede diplomatica Valentina Gatti, 32 anni, passato dublinese, oggi impiegata presso una societa' di marketing a Milano e' soddisfatta perche':«avevo perso il passaporto e in meno di mezz'ora mi hanno risolto il problema». Davide Barbieri, 33 anni la pensa diversamente: «non sapevano che ero sposato da un'anno e sono iscritto all'Eire dal 1999. Questo dice tutto». Sull'Istituto di Cultura Italiano l'11% dice di conoscerlo e di essere andato a qualche iniziativa, il 16% dice di non conoscerlo, il 57% ne ha sentito parlare ma non ci e' stato. Il 16% esprime pareri come:«vorrei partcipare ma non so come». Cosa non piace dell'Irlanda? Il 42% il tempo atmosferico, il 23% il cibo, l'11% l'alcool, il 9% gli affitti, 6% i trasporti, il 3% la sanita'. Il rimanente 6% aggiunge: «un elevato costo della vita, infrastrutture arretrate e insufficienti. Presenza di un eccessivo divario sociale, carattere generale della gente mentalitá insulare, pressapochismo, tendenze percepire il cambiamento in ottica negativa». Cosa invece piace della tigre celtica? Il 38% la cordialita', il 37% il lavoro, l'11% una societa' giovane, l'8% cosmopolita, il 5% perche' si parla inglese. Infine il 3% agginge «c'e' poca burocrazia». L’indagine ha dimostrato che è necessario fare una distinzione tra le motivazioni che spingono i connazionali ad emigrare in terra d'Irlanda. C'e' chi si trasferisce per studio e chi invece per lavoro. Questi ultimi per mancanza di opportunità e di risorse in patria. Nei prossimi numeri andremo ad esaminare altri aspetti del fenomeno migratorio.
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